Cos'è?
Voce di terra, di vento e di dialetto .
Voce di uomini e donne terribili.
Voce a volte anche mia..manina piccola che cerca la tua.
domenica 20 marzo 2011
Sulla Poesia
Da "El mondo quel cin de sput" di Luciano Caniato
[...]
Adio tosat. La poesia l'è an fil
che liga col so oro-gnent.
Fe' cont che la madaja
sie' sti sgrisoloi che core
par la val del cor,
an mat che crede ancora
inte le coche-idee,
ch'el ponde el gnint
spetando an fior de maraveje.
[...]
Adio tosat. La poesia l'è an fil
che liga col so oro-gnent.
Fe' cont che la madaja
sie' sti sgrisoloi che core
par la val del cor,
an mat che crede ancora
inte le coche-idee,
ch'el ponde el gnint
spetando an fior de maraveje.
Fredrigo Fasnik-99
Abbiamo davvero così
tanto tempo a disposizione
per lasciare a macerare
questo amore?
domenica 13 marzo 2011
Dino Campana - Una strana zingarella
Tu sentirai le rime scivolare
In cadenza nel caldo della stanza
Sopra il guanciale pallida a sognare
Ti volgerai, di questa lenta danza
Magnetica il sussurro a respirare.
La luna stanca è andata a riposare
Gli ulivi taccion, solo un ubriaco
Che si stanca a cantare e ricantare:
Tu magra e sola con i tuoi capelli
Sei restata. Nel cielo a respirare
Stanno i tuoi sogni. Volgiti ed ascolta
Nella notte gelata il mio cantare
Sulle tue spalle magroline e gialle
I capelli vorrei veder danzare
Sei pura come il suono e senza odore
Un tuo bacio è acerbetto e sorridente
E doloroso - e l'occhio è rilucente
È troppo bello, l'occhio è perditore.
Sicuramente tu non sai cantare
Ma la vocetta deve essere acuta
E perforante come il violino
E sorridendo deve pizzicare
Il cuore. I tuoi capelli sulle spalluccine?
Ami i profumi? E perché vai vestita
Di sangue? Ami le chiese?
No tu temi i profumi. Il corpicino
È troppo fine e gli occhi troppo neri
Oh se potessi vederti agitare
La tua animuccia tagliente tremare
E i tuoi occhi lucenti arrotondare
Mentre il santo linfatico e canoro
Che dovevi tentare
Spande in ginocchio nuvole d'incenso
Ringraziando il Signore
E non lo puoi amare
Christus vicisti
L'avorio del crocifisso
Vince l'avorio del tuo ventre
Dalla corona non sì dolce e gloriosa
Nera increspata movente
Nell'ombra grigia vertiginosa
E tu piangi in ginocchio per terra colle mani sugli occhi
E i tuoi piedi lunghi e brutti
Allargati per terra come zampe
D'una bestia ribelle e mostruosa.
Che sapore avranno le tue lacrimucce?
Un poco di fuoco? Io vorrei farne
Un diadema fantastico e portarlo
Sul mio capo nell'ora della morte
Per udirmi parlare in confidenza
I demonietti dai piedi forcuti.
Povera bimba come ti calunnio
Perché hai i capelli tragici
E ti vesti di rosso e non odori.
giovedì 10 marzo 2011
Il circo - Luciano Erba
- Un circo è un circo, anche un piccolo circo.
- Il mio paese sembrava più leggero
- la sera, quando issata l'alta cupola
- le bandiere si alzavano nel cielo,
-
- quando un drin drin di giochi e carabattole
- faceva più spediti il cuore e i passi
- i colori apparivano più veri
- nell'aria nuova, era marzo, era la sera,
-
- soprattutto l'azzurro, la lontana
- linea dei monti, il fumo dei camini
- e la notte al di là del campanile
- che attendeva la fune del funambolo.
-
- Partiva il circo la mattina presto.
- Furtivo, con trepestìo di pecorelle,
- io poichè, fatti miei, stavo già desto
- vedevo svanire il circo e poi le stelle.
mercoledì 9 marzo 2011
Francesco De Gregori - Povero Me
Cammino come un marziano, come un malato
come un mascalzone, per le strade di Roma
vedo passare persone e cani
e pretoriani con la sirena
e mi va l’anima in pena
mi viene voglia di menare le mani
mi viene voglia di cambiarmi il cognome
cammino da sempre sopra i pezzi di vetro
e non ho mai capito come
ma dimmi dov’è la tua mano
dimmi dov’è il tuo cuore?
Povero me, povero me, povero me
non ho nemmeno un amico qualunque
per bere un caffè
povero me, povero me, povero me
Guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è
povero me, povero me, povero me
mi guardo intorno e sono tutti migliori di me
povero me, povero me, povero me
guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è
guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è.
Cammino come un dissidente, come un deragliato
come un disertore, senza nemmeno un cappello
o un ombrello da aprire, ho il cervello in manette
Dico cose già dette e vedo cose già viste
i simpatici mi stanno antipatici
i comici mi rendono triste
mi fa paura il silenzio
ma non sopporto il rumore
dove sarà la tua mano, dolce
dove sarà il tuo amore?
non ho nemmeno un amico qualunque
per bere un caffè
povero me, povero me, povero me
guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è
povero me, povero me, povero me
mi guardo intorno e sono tutti migliori di me
povero me, povero me, povero me
guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è
guarda che pioggia di acqua e di foglie
che povero autunno che è…
domenica 6 marzo 2011
L'eremita - Max Gazzè
Salutò aggrappato ad un abbraccio
e le mani, veloci, sulla valigia
un cartone, ignaro e sorpreso,
a chiudere il pane fra i libri
Amico curioso a strisce
come la camicia svogliata
e gli umori tremendi
colorati per ogni notte in bianco
L'eremita
è un vuoto scalzo che misura il tempo
L'eremita
cammina la sua vita da solo
Quando decise di partire
e disse "addio" con volto non vero
e lui cammina piangendo storto
e nulla che rifletta il male
se non, acque immobili
a specchiare l'urlo del silenzio
oppure un occhio obliquo
che guarda e ti sorride male
L'eremita
un aquilone che volteggia nell'aria
L'eremita
un urlo che scolpisce l'anima
L'eremita coltiva la sua terra
e mischia il ricordo col fango
e l'uomo guarda il suo vestito
da tempo irriverente
rumore raro, di natura dormiente
che mi strappa la voglia di tornare
dove una folla di eremiti
organizza abbracci a vanvera
L'eremita
che conosco, è una memoria di schiena
che mi invita a pensare
che non voglio tornare
martedì 1 marzo 2011
Presenza - Alejandra Pizarnik
La tua voce
in questo non potersene uscire
le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un
fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di
febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre.
in questo non potersene uscire
le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un
fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di
febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre.
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